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E tu di che community sei?

4 settembre 2009 - Blog e tendenze, Internet

In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo, tenutosi a Perugia dal 1 al 5 aprile 2009, tra le varie conferenze, abbiamo seguito  “Piccolo è bello! Anche per i grandi” . L’impressione, entrando nella sala stampa che precedeva quella della conferenza, all’interno dell’hotel Brufani di Perugia, era di grande delirio informativo.

Tanti, tantissimi i giovani aspiranti reporter, dediti a digitare sulle loro tastiere e a respirare l’aria di giornalisti che nelle sale stampa hanno trascorso gran parte della loro vita.
All’ingresso della sala, un desk  con due simpatiche volontarie che elargivano  cuffie per la traduzione simultanea dall’inglese, ma noi abbiamo tirato dritto… della serie: “Io? L’inglese, lo so…:-)”

Cerchiamo un bel posto a sedere in una sala calda in tutti i sensi, sia per la gente partecipe, che per il clima decisamente primaverile. Sullo sfondo il ‘tavolone’ dei relatori e alle  spalle un grande telo che proietta il nome dell’evento, cui sottotilo è: “come i siti specializzati hanno conquistato lettori mercati e grandi media”.

Seduti al tavolone Julio Alonso, fondatore e CEO di Weblogs SL,  John Bryne, direttore della online version del Business Week, Luca de Biase, direttore del laboratorio del Sole24 ore Nòva24, moderatore il giornalista freelance di Nòva24 ed esperto di new media Luca Conti.

Apre le danze Luca Conti invitando a interpretare il web al tempo dei social media, e lo fa incalzando dapprima John Bryne sul cambiamento del suo periodico, Business Week, dopo l’avvento su Internet.
In sostanza, Bryne dice che dopo la crisi della carta stampata in America la tendenza a tuffarsi nella Rete è sempre più forte. L’online è meno dispendioso e più produttivo, anche grazie all’enorme contributo delle community che ruotano intorno ai portali.
Il lettore diventa un partner fedele che giornalmente alimenta con spunti importanti le discussioni.
Anche Weblogs SL, pochi anni di vita, 4, ma 11 milioni di visitatori unici al mese, crede che la comunicazione sia destinata a traslocare dall’offline all’online. WebLogs, spiega Julio Alonzo, si configura come un centauro “mezzo blogger e mezzo azienda“, una via di mezzo tra blog personali e media online, un meltin pot con circa 200 blogger specializzati.
La palla rimbalza anche al direttore di Nòva24 Luca de Biase, un laboratorio sperimentale di un “editore tradizionale che nemmeno sa di averlo“.
Tutti i blogger coinvolti sono proprietari dei loro scritti, non cedono il diritto d’autore” e si assumono la responsabilità dei propri interventi, commenta il direttore italiano.
Il laboratorio mette online gli articoli della carta ma non con lo spirito di archivio, bensì quello di dar conto della ricerca giornalistica sulle nuove tecnologie nano/bio/neuro/info con relativi feed per gli affectionados.

Riprende la staffetta il moderatore che interroga i presenti in platea sulle proprie abitudini social: ”quanti su Facebook?, quanti su Twitter? e quanti  stanno twittando?”
Si alzano parecchie braccia, non c’è che dire, siamo un audience davvero all’avanguardia!

E’ proprio Twitter che anima il secondo intervento al tavolo dei relatori. Il direttore di Business Week apre affermando che la tecnologia aiuta la conversazione; lui ha scoperto il social netwok lo scorso anno e adesso non può fare a meno di scrivere almeno 40 twit al giorno. “Twitter – spiega –  aiuta a scovare le notizie”: si parte da un rumor, da un pettegolezzo twittato da qualcuno, per arrivare a una serie di feeback da parte dei followers (quelli che seguono/leggono i messaggi postati).
Il social network dove si ‘cinguetta’ è un luogo creativo, un social tool che ogni giorno partorisce nuove notizie. Anche Alonzo è d’accordo con lui. Il social network facilita la diffusione del contenuto, lo arricchisce. Spesso in un blog si pare una discussione, si inizia una conversazione, ma cosa ne sarebbe dell’argomento se non ci fossero orde di incalliti blogger a commentare e contribuire, a volte rettificando e scusate il francesismo, cazziando, un redattore poco attento?
De Biase interviene sottolineando la scissione che c’è stata tra autori, editori e piattaforme. Un tempo erano unite, adesso non lo sono più. E come reagisce l’ecosistema della informazione? Reagisce facendo diventare gli autori generatori di senso, gli editori coloro che affermano e tutelano l’intelligenza collettiva e le piattaforme uno stimolo per preparare cose sempre nuove.

Il moderatore riprende parola e stringe ancora di più l’inquadratura, mirando al lettore, il vero protagonista del web sociale. Un lettore che non è più colui che legge in senso stretto, ma diventa egli stesso autore, attore, editore e critico severo. “La domanda definisce l’offerta. E’ il pubblico a indicare a strada,  è diventato più smart” interviene De Biase.
E’ per questo, dice Alonzo, che bisogna preservarlo e tutelarlo moderando l’uso di banner  che intralciano e infastidiscono la lettura. La pubblicità al tempo del web 2.0 ci deve essere, ma non deve disturbare, perché il protagonista è il contenuto che deve saper essere ben incorniciato e valorizzato.
E le community? Beh, il pensiero generale dei tre relatori è che le community non si creano, non si possono’ comprare’,  si fanno da sè tra persone interessate a condividere e chiacchierare intorno a un determinato argomento.

Qualcuno in platea alza la mano e chiede se questi lettori non abbiano troppo potere e la risposta non tarda ad arrivare. Compito dei media online è anche quello di mediare il rapporto tra rumore e informazione, cercando di verificare la bontà degli interventi.

Lasciamo la sala alla conferenza successiva che deve iniziare e riflettiamo su quanto la nostra vita ai tempi di blog, Facebook e Twitter da Personal sia diventata Social. Adesso il trend è sempre più di sponsorizzare e pubblicizzare la propria vita, con l’ intento di condividere con gli altri, in uno spirito a cavallo tra il mistico e il faceto, le proprie esperienze.

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